non ci sono poteri buoni!

non_ci_sono_poteri_buoniDal Maggio di “Storia di un impiegato”: riflessioni sul potere, l’autorità,
l’obbedienza e la libertà.
Al sesto anno della sua attività (esistenza), Bandeandrè affronta, dopo “La Buona Novella” e “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, un altro concept album di Fabrizio, “Storia di un impiegato”, riflessione sul ‘68, cinque anni dopo il maggio francese.storia_di_un_impiegato
L’intenzione vorrebbe essere poetica, ma in realtà l’album risulterà essere il più esplicitamente politico nell’intera produzione di De Andrè.
Storia di un impiegato è un disco importante non solo in relazione al periodo storico e sociale ma soprattutto nell’ambito dell’itinerario artistico di De Andrè, come riflessione sul presente che dal G8 di Genova, ai recenti movimenti ispirati a Occupay Wall Street, insegna quanto sia velleitario “buttare bombe” sui parlamenti, quando il vero potere risiede in ben altre ed occulte sedi.
Non esistono “poteri buoni” ma solo sistemi violenti ed autoritari che cercano di perpetuarsi, magari chiamando in servizio permanente effettivo i “rivoluzionari” di ieri.
Gianluigi Tartaull