L’amore sacro e l’amor profano

e con la Vergine in prima fila
e Bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese l’amore sacro e l’amor profano
amore_sacro_e_amore_profanoCon questi versi, che terminano la canzone “Bocca di rosa” e che contengono l’inconsueta immagine della prostituta che cammina accanto alla Madonna, Fabrizio ci voleva ricordare la natura terrena (profana) dell’uomo, ma contemporaneamente il suo bisogno di andare oltre (sacro), per spiegarsi quei tanti “perché” che sono nati con lui.
Paolo Ghezzi definisce De Andrè “esploratore del significato della vita e del Dio  nascosto, che non è il Dio canonico ed ecclesiastico, ma presenza misteriosa che soffia un’anima nel mondo e a cui ci si rivolge quando si ama intensamente la vita e si vuole penetrare nel senso delle cose e del tempo che passa.”
“Evangelista” anarchico e apocrifo, Fabrizio De Andrè semina la sua ricerca, i suoi dubbi e ci racconta i suoi “santi” senza aureola. Da “Si chiamava Gesù”, alla “Buona Novella”, passando da “Il pescatore” fino a “Bocca di rosa”, ci coinvolge in una riflessione, credo comune a tutti, che forse non ci porta certezze, ma che
almeno ci fa vivere emozioni importanti.

Questo percorso prevede che le canzoni siano intercalate da considerazioni, notizie e citazioni che danno allo spettatore un quadro più preciso di ciò che sta ascoltando.
E’ prevista una scenografia composta da due sagome in legno da posizionare ai lati del palco.